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ARTISTI ASSOCIATI

ARTEMIS DANZA /
MONICA CASADEI

Artemis Danza sostiene i propri artisti associati nelle attività di produzione, distribuzione e promozione delle proprie creazioni.
Realizza attività di tutoraggio, scambio e residenza per giovani coreografi.

FRANCESCO COLALEO

“Farde-Moi”, dal verbo francese farder, significa truccami/ingannami. La pièce di danza contemporanea e physical theater per cinque interpreti desidera approfondire il tema dell’identità nella società di oggi. In questo mondo che si sta paralizzando davanti alla diversità, come ci comportiamo?

Ideazione, regia e coreografia Francesco Colaleo e Maxime Freixas

Con Francesco Colaleo, Maxime Freixas, Francesca Linnea Ugolini, Laura Lorenzi, Rosada Letizia Zangri , Musiche Vincenzo Pedata, Disegno luci Antonio Rinaldi Costumi Vittoria Papaleo e Maria Barbara De Marco, Produzione Compagnia Artemis Danza, Coproduzione Festival Oriente Occidente / CID Centro Internazionale della Danza,  In collaborazione con  AMAT , Arteven , ACS, Con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, Realizzato con il contributo di ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino

Re-Garde indaga sul senso della vista: dimensione innocente e pulita di uno sguardo che si posa sulle cose e che sa ironicamente divertirsi con la vita.  In scena due uomini, specchio delle loro proiezioni, sono pronti a subire o ricevere, a dare o perdere, a essere manipolati, provocati, abbandonati. Il corpo è controllato e vigile come lo sguardo, ma non rinuncia a godere di momenti di distensione e respiro. L’alternanza tra binomi opposti consente di valicare i delicati confini che separano la giovinezza dalla vecchiaia, in un tempo sospeso tra gesto e poesia.

Di e con Francesco Colaleo e Maxime Freixas, ​ Musica Maxime Freixas, Produzione Compagnia Artemis Danza, In collaborazione con ACS Abruzzo Circuito Spettacolo, Teramo, Rete Anticorpi Explo, Ravenna, Residenza Idra, Brescia, Teatro Akropolis, Genova, Teatro de l’Oulle, Avignon (Fr)

Chenapan mette in scena i giochi di una volta, generando nel pubblico un forte processo di riconoscimento. L’obiettivo primario è di sensibilizzare su una dimensione di contatto e di gioco che si sta perdendo a causa del continuo condividere virtualmente e non fisicamente. Liberamente ispirato ai comici Stanlio ed Ollio ed ai personaggi beckettiani Estragone e Vladimiro, il lavoro desidera porre l’attenzione sugli importanti cambiamenti sociali che vedono il progressivo smantellamento delle dinamiche di relazione.

Di e con Francesco Colaleo, Maxime Freixas, Ideazione Francesco Colaleo, Musica Vincenzo Pedata, Produzione Compagnia Artemis Danza, In collaborazione con Anghiari Dance Hub, Magic T, Capotrave Kilowatt, Lavanderia a Vapore 3.0, La Manufacture d’Aurillac

Una riflessione contemporanea su uno stile di vita sempre più accelerato. Il divertimento delle nuove generazioni Smart rischia di essere un pericolo frequente, un Game Over causa del distruttivo desiderio di prevaricazione della propria persona sugli altri. Il gesto realistico, teatrale e danzato riconduce nei luoghi della memoria come in quelli della vita reale: dall’alterazione delle percezioni sensoriali alle solitudini interne.

Di e con Francesco Colaleo, Maxime Freixas, Francesca Linnea Ugolini, Ideazione Francesco Colaleo, Consulenza drammaturgia Roberta Nicolai, Musica Mauro Casappa, Rielabolazione musicale Maxime Freixas, Produzione Compagnia Artemis Danza, Con il sostegno di Twain Residenza di Spettacolo dal Vivo art.45, In collaborazione con ACS Abruzzo Circuito Spettacolo, Rete Anticorpi Explo

ANDREA DIONISI

Due punti, un inizio e una fine. Una strada possibile viene a crearsi sospesa nello spazio e costringe l’individuo a lottare contro le leggi della gravità. Ideata sulle note di “The end” dei The Doors, la performance si avvale di una slackline (fettuccia) che determina lo svolgimento dell’esecuzione, costringendo il danzatore ad agire in sospensione rispetto al suolo e a ridefinire la propria percezione dello spazio della danza: il percorso da un punto all’ altro diventa così esperimento sul senso della gravitazione, dell’equilibrio, del collocarsi nel mondo. Una sfida alle leggi del cosmo che, per metafora, diventa anche messa in discussione dei propri limiti e, come suggerito dalla componente musicale, atto di affronto intergenerazionale.

Segnalato speciale Danza Urbana XL 2018

Coreografia e interpretazione Andrea Dionisi, Musica The End –The Doors, Video Roberta de Rosa, Produzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei

Il tempo ci conduce verso il futuro [ΔS ≥ 0].

Abbiamo costruito un tempo determinato ed uniforme che scorre ad una velocità costante e in una sola direzione. Tuttavia il nostro “sentire” lo scorrere del tempo non è affatto lineare, con minuti che durano ore e ore che sembrano secondi.  A volte siamo immersi con la nostra mente nel passato o generiamo una serie di proiezioni nel futuro e capita che, a distanza di anni, quelle proiezioni si dimostrino esatte dando ad ognuno di noi una sorta di potere premonitore. Attraverso il tempo e con un po’ di immaginazione si possono aprire mondi temporali sterminati, sconfinati.
La performance di carattere immersivo, è un volo pindarico e vuole funzionare da generatore di pensiero sull’ irripetibile, sull’ attimo, sulla probabilità che qualcosa accada e sulla natura macroscopica della nostra percezione.  Soffermarsi sul tempo è un’azione che trova fascino dove si ha la volontà di riflettere.

| t-Mondi sterminati | è uno spettacolo per due danzatori che si sviluppa in tre quadri. Il processo creativo è stato supportato dalla lettura e studio del libro “L’ordine del tempo” di Carlo Rovelli, che ha portato a una maggior comprensione delle diverse e innumerevoli sfaccettature del tempo.
Attraverso i macro movimenti fisici naturali che avvengono intorno a noi, percepiamo il tempo. Basandoci su questa percezione, l’uomo ha costruito una struttura temporale il più fedele possibile a quella naturale: un tempo definito, apparente e relativo che scandisce la vita della maggior parte degli esseri viventi. Abbiamo compreso che t non esiste di per sé, è una realtà che emerge dalla nostra prospettiva del mondo.  Il panorama dell’immaginazione si estende a perdita d’occhio quando si comprende che non c’è un tempo, ma più tempi; un concetto che, anche nella quotidianità, non sfugge se si ha la sensibilità di osservarlo e sentirlo. Sulla base di queste premesse, abbiamo impostato un corpo libero, tuttavia impegnato a generare il “quando” delle proprie azioni, nel tentativo di rompere uno schema compositivo di improvvisazione che spesso cade in un ritmo costante, come fosse appoggiato inconsciamente a quel tempo lineare che impariamo a seguire fin dalla nascita. Mettere in crisi un ritmo costante amplifica l’attenzione dell’osservatore e del performer; quest’ultimo lavora verso “un’auto imprevedibilità” del movimento, attingendo da un mondo sterminato di immagini, dal grottesco al sofisticato, dal comico al tragico e così via, in un flusso temporale originale e sempre unico.
La probabilità, una legge scientifica che non pretende di predire esattamente un fenomeno ma si limita a indicare le probabilità dei vari risultati possibili, è una chiave di volta della pièce, approfondita nel primo quadro e riecheggiante negli altri due. Un breve viaggio che speriamo possa generare pensiero in chi lo guarda, una sorta di percorso dantesco che dopo un cupo e notturno inizio a cui segue uno scenario a volte delirante , finisce sotto la luce del giorno, dove l’umano vive. Dopo aver trasceso e scavato nel tunnel dell’ignoto dobbiamo ricordarci di tornare in quel posto macroscopico e in realtà fittizio che chiamiamo casa.

Regia, coreografia Andrea Dionisi, Interpretazione Andrea Dionisi, Francesca Linnea Ugolini, Musiche Alfredo Giammanco, Hong Chulki, Chroma, Stefano Bollani, Jan Bang, Elaborazione Musicale Andrea Dionisi, Durata 15 min, Produzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei

ANTONIO BISSIRI

OXIDIANA

Coregrafie Antonio Bissiri, Disegno luci Fabio Sau

Progetto nato nell’ambito della residenza artistica Terre dal Cuore di Vetro, di Progetti Carpe Diem, realizzata con il sostegno del Museo dell’Ossidiana di Pau,dell’Associazione Menabò e del MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Selezionato per la Vetrina Giovane Danza d’Autore, azione del Network Anticorpi XL, coordinato dall’Associazione Cantieri Ravenna

Pau è il nome di un piccolo paese della Sardegna ai piedi del Monte Arci e rappresenta una delle più significative sorgenti di Ossidiana del
Mediterraneo. In questo luogo, nasce OXIDIANA. Il corpo in questa ricerca, si mette a disposizione per sperimentare le particolari condizioni che sono all’ origine di questa rara e singolare materia, nel tentativo di riportare alla luce e di conferire un nuovo valore alla complessità degli
aspetti che ruotano attorno a questo vetro; attraversandone le valenze geologiche, archeologiche ed energetiche legate agli studi nell’ambito
della cristalloterapia. L’ossidiana è un vetro vulcanico, le specifiche condizioni di raffreddamento rapido della lava sono all’origine della sua omogeneità strutturale e della sua vetrosità. In questo senso il tempo e la consistenza della materia, sono i temi che introducono lo spettacolo, ma anche il riflesso; l”ossidiana però non riflette come uno specchio, ma restituisce un immagine indefinita e amorfa; Il riflesso di se stessi, ma anche la continua dualità a cui l’individuo è inesorabilmente costretto, in cui ciascuna delle due parti può essere compresa solo in relazione al tutto. L’Ossidiana da sempre considerata fra gli elementi più significativi nell’ambito della cristalloterapia, viene utilizzata per fare emergere le
proprie paure così da poterle affrontare e poterle superare aspirando a raggiungere l’integrità. Le tribù e le culture più arcaiche utilizzavano questo vetro in numerose pratiche rituali e religiose; La relazione con il primo chakra, legato al radicamento con la Terra, introduce questo tema attraverso il lavoro di percussioni sul corpo che rappresenta l’esplosione massima dell’oscurità, che dal basso si insinua, scuote e travolge, fino a far crollare al suolo stremati. Per l’intera durata dello spettacolo esploriamo costantemente la morfologia del vetro vulcanico e il rapporto di questa straordinaria materia con l’essere umano. Fin dai tempi più remoti, due poli archetipi della natura furono rappresentati non solo da sopra e sotto ma anche da maschile e femminile, rigido e flessibile, oscuro e luminoso.

VALERIA MUCCIOLI/ VINCENZO PEDATA / CLIO GAUDENZI

È sera, Alice deve andare a letto ma non ne ha voglia, non è più così piccola per crollare dal sonno appena cala il sole, ma neppure è grande abbastanza per uscire da sola quando si fa tardi. Così, non potendo andarsene sulle sue gambe, Alice se ne va sui suoi pensieri e comincia a fantasticare su come sarebbe bello fare di testa propria e per una volta stare sveglia di notte e dormire di giorno. È così che la nostra giovane protagonista entra piano piano nel mondo della sua fantasia, un mondo che, complice la misteriosa presenza dello Stregatto, un personaggio che si esprime solo attraverso i movimenti del corpo e l’espressività di un volto serafico (un amico immaginario di Alice? La sua coscienza? Oppure l’adulto che interviene imponendo regole e prendendo decisioni?), svela il passaggio in atto tra un immaginario di bimba e un immaginario di ragazza con la sua conseguente e inevitabile confusione. Questo magico mondo si materializza nei corpi degli attori e si trasforma davanti agli occhi dei giovani spettatori sotto forma di pannelli di legno, carta, cartone, stoffe: una drammaturgia brillante, un passo a due surreale tra corpo vivo e corpo inanimato.

con Clio Gaudenzi e Valeria Muccioli
scenografia Valeria Muccioli
musiche originali e luci Vincenzo Pedata
regia Compagnia delle meccaniche semplici

IN PREPARAZIONE

GIULIO PETRUCCI

Un istante di sospensione prima dell’azione. Il momento in cui tutto è possibile, ma nessuna strada appare sicura. Da questo fremito iniziale, che si aggrappa al ritmo progressivamente incalzante e ipnotico del Bolero di Ravel, nasce una danza a due che sfrutta la cornice della possibilità senza mai dissolvere completamente il dubbio. La partitura musicale circolare, che inizia pianissimo e va in crescendo, genera una dimensione coreografica che lascia ampio spazio all’attesa e all’incertezza per poi tradursi in un moto corporeo sdoppiato che mette in luce non uno ma due punti di vista. Sorgono, nei due danzatori, istinti e dimensioni simboliche contrapposte: forza selvaggia e razionalità, sensualità e leggerezza. Il corpo è materia di confine di questi territori simbolici, ma la scelta che si pone non è solo appannaggio di chi li interpreta: anzi, coinvolge, senza soluzione di continuità, anche di chi osserva, mettendo in discussione la centralità dello sguardo e l’idea stessa di palcoscenico. Non vi è alcuna successione di eventi né drammaturgia narrativa nella danza a due sulle note di Ravel, ma emerge la concezione del corpo come materia che abita lo spazio e il tempo, facendosi presente, senza né memoria né futuro.

Concetto coreografico Giulio Petrucci, Danza Sara Cavalieri, Giulio Petrucci, Musiche Maurice Ravel, Disegno luci Simone Fini, Sostegno al progetto Compagnia Artemis Danza, Residenze e collaborazioni al progetto Compagnia Artemis Danza; compagnia Déjà Donné; compagnia Tocnadanza; Teatro Europa; Spazio Atelier delle Arti

PROGETTI IN CORSO

“ICARO”

Prima opera della giovane danzatrice, attrice e regista siciliana. Attraverso un gioco di improvvisazione strutturata che si sviluppa con l’abbandono degli strati che compongono un’armatura di specchi, Icaro attraversa un labirinto fatto di luce e di possibilità.

“QUALUNQUE FIORE TU SIA SBOCCERAI”

Ispirato dalla poesia di Walter Gioia, nasce uno studio sulla scoperta del vero Io, che porta dal riconoscimento all’ accettazione del proprio valore individuale in quanto creatura unica e perfetta.

“STANISLAVSKIJ_EP. 1”

E’ il primo di 5 episodi in cui verranno raccolte, assorbite e narrate col corpo “straordinarie storie ordinarie”. Attraverso le nozioni base del metodo Stanislavskij, Teresa Morisano cerca di indagare il profondo io di cinque persone-personaggi di età, sesso e storia differenti creando non solo imitazioni oggettive della persona coinvolta, ma attraversandone le emozioni e le esperienze, mettendo in gioco anche le proprie.  Le persone coinvolte saranno presenti sulla scena attraverso un mosaico virtuale di immagini e suoni, mentre la danzatrice ne farà vivere emozioni e storie utilizzando il corpo come strumento e la danza come parole, alla ricerca della vera umanità della danza.

“BHAKTIA”

Spettacolo di danza classica indiana in stile Bharatanatyam. Racconti e danze si alternano in un susseguirsi di momenti di danza pura, in cui risalterà la bellezza estetica dello stile e gli intricati passi ritmici, con momenti espressivi, in cui la danzatrice diventa narratrice attraverso l’uso dei gesti (mudra) e la raggiante mimica del volto.