CARMEN K (kimera)

Ideazione e coreografia: Monica Casadei

Musica: Bizet remix by Godblesscomputers, Go Dugong, Spinelli, Sartana & Luca Vianini

Carmen Suite: Rodion Ščedrin

creato con e interpretato da: Compagnia Artemis Danza

Disegno luci: Daniele Naldi

Assistenti alla coreografia e produzione: Valeria Russo e Vittorio Colella

Costumi: Creazioni La Perla – Collezione 2016

Sartoria: Silvana Ceriati

Collaboratrice artistica: Camilla Negri

Assistenti ripetitori: Gioia Maria Morisco Castelli, Andrea Rampazzo

Nuova produzione Artemis Danza su commissione del Teatro Comunale di Bologna
In collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo/Teatro Signorelli di Cortona
Con il contributo del Ministero de Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Emilia Romagna-Assessorato alla Cultura
In collaborazione con Shape/roBOt Festival



“Una storia, mille storie uguali a loro stesse che si ripetono nei secoli. Carmen K selvaggia, passionale, istintiva e sensuale, libera di amare e di esistere. Libertà uguale morte annunciata. Istinto primordiale di esistere, essere profondamente veri contro dominio, possesso, prigione. Il risultato è già scontato: difficile e dolorosa la vita di un essere libero e coraggioso, ma non c’è scelta. O vince la legge interiore, quella dell’anima o è preferibile la morte. Andare “incontro” e non più “contro”, il nostro aguzzino, è l’unica scelta? E’ possibile un’altra via? Le tante Carmen della società di oggi possono non morire più.”
(Monica Casadei)

“Inscritta nel progetto pluriennale “Corpo d’opera”, Carmen K è la nuova creazione di Monica Casadei per Artemis Danza. Nella prima parte l’autrice dà carta bianca ai giovani dj -scelti in collaborazione con l’Associazione Shape, attiva intorno al Festival roBOt di Bologna- incaricati di rielaborare, nel segno dei propri rispettivi universi sonori, altrettante arie dell’opera Carmen di Georges Bizet. La libertà d’azione lasciata ai dj si accosterà alle musiche di un fedele collaboratore di Artemis Danza: il compositore Luca Vianini, pure suggestionato dall’opera lirica che è leitmotiv sonoro dell’intera pièce. […] La seconda parte strutturata intorno alla Carmen Suite che il compositore Rodion Ščedrin trasse dall’opera di Bizet per destinarla al balletto sovietico interpretato dalla moglie, la leggendaria ballerina Maya Plisetskaya. In assonanza con la libertà con cui il compositore russo aveva mescolato brani e motivi dell’opera originale, Monica Casadei si diverte, con estro audace, a scompigliare temi ed episodi della vicenda di Carmen, in un flusso drammaturgico e coreografico travolgente come un fiume in piena. Non ne emerge però la figura individuale della bella gitana: piuttosto, tutti gli interpreti sono Carmen, poiché la volontà è quella di entrare nel destino, quasi attraverso le sue viscere, di una figura dall’istintiva primordialità, libera nel corpo, nel pensiero e nello spirito. Selvaggia quasi quanto un animale: un toro si direbbe, cogliendo ispirazione dall’iconografia con motivi di tauromachia presente nella coreografia originale, firmata all’epoca da Alberto Alonso, del balletto Carmen Suite. Ma al di là del cliché della femminilità tarpata dalla gelosia maschile, questa Carmen collettiva vuole invece incarnare per esteso quel senso di libertà cui tutti noi aspiriamo, talvolta anche con l’aggressività istintiva di quella dura K “politica” posta accanto al titolo. Il tema della violenza sulle donne spinta sino al femminicidio - cui pure su cui Artemis Danza riflette artisticamente da tempo in collaborazione con il Centri Antiviolenza di tutta Italia – resta dunque questa volta sullo sfondo della pièce, sospinta piuttosto da un anelito alla forza e al coraggio che vorremo portare con noi una volta usciti da teatro.”
(Valentina Bonelli)

“Monica è una guerriera. Dopo essersi confrontata con molte eroine femminili – la Violetta della Traviata e poi la Tosca – la sua sfida continua con il personaggio, quanto mai emblematico, di Carmen. Dotata di un vigore originale che a volte la inebria e la spinge verso personaggi fuori del comune (perlopiù femminili) – Casadei doveva fatalmente incontrare l’eroina di Prosper Mérimée. Certamente, lei non è la prima coreografa che si impadronisce della sigaraia di Siviglia. I più grandi ci si sono arrischiati. Basti ricordarsi la versione di Roland Petit o quella dello svedese Mats Ek e, più recentemente, la versione molto personale di un altro svedese, Johann Unger. Ma nel caso di Monica Casadei, si tratta di un’attrazione fraterna, di un’affinità da sorella per la quale il temperamento della coreografa sposa così intimamente il suo argomento da risultarne una versione commovente che riesce ad eccitare i sensi ed a provocare la coscienza. La sua sottile comprensione di Carmen le permette di approfondire la questione del desiderio e la volontà di imporlo. Carmen vuole, vuole amare, amare come lo intende lei! Casadei non si fa imbrigliare né dal colore locale (una Spagna scintillante) né dai personaggi secondari (Michela, la fidanzata di Don Jose) e va dritta allo scopo, quello di un’arringa in favore della libertà amorosa. Una libertà insopportabile per la folle gelosia dell’amante, che fa presagire un esito inevitabilmente fatale. Casadei affronta di petto quello che di solito viene preso di profilo. Senza vertigine e senza temere l’eccesso, circola nell’immensità del mito per trarne un affresco stordente di bellezza e di furore. I ballerini, spinti dalla loro coreografa, gettano tutte le loro forze nella battaglia. Né potrebbe essere altrimenti. Fin dall’inizio la danza è poderosa, ardente, selvaggia e naturale. Il gruppo è compatto. Ragazze e ragazzi, come altrettanti Carmen e Don Jose, si lanciano in getti continui, in slanci vigorosi. Ci si lascia attrarre in questo fervente tumulto, orchestrato dalla musica che Chedrin aveva adattato da Bizet (Carmen suite), preceduto da una serie di “a solo” danzati sulla musica di DJ ispirati anch’essi da Bizet. Un’armonia sanguinosa fra l’urlo della passione e quello della libertà oltraggiata fa presagire la drammatica conclusione. Con questa Carmen di Monica Casadei magistralmente interpretata dalla sua Compagnia Artemis Danza, il mito ci è restituito in tutta la sua pienezza e, parafrasando quello che scrisse Victor Hugo a proposito di Amleto, possiamo dire: “Carmen non siete voi, non sono io, è tutti noi. Carmen non è una donna, è La Donna”.
(Sonia Schoonejans)

“La porta è aperta, attraversata dal vento felice e fresco del volo. Ai piedi morbidi del perdono, cadono tutti gli incantesimi che rendono rocciosa l'anima infuriata. Mandrie di tori impazziti incornano la folla che salta di gioia. Tra i fiori colorati, paesaggi umani in corsa, liberi sui prati, sulle steppe estive o seduti in treno, mentre fotogrammi distratti sbiadiscono in scie dell'immaginazione, colori di un pittore espressionista. Esiste un'unica e assoluta libertà libera, sincera e istintiva: pulsione armonica accordata alle melodie del corpo selvatico, corpo di donna, terrestre per domicilio. Carmen fiuta l'odore della sua liberta, oltre i confini del corpo mortale, sceglie con volontà di potenza di esistere. Lei è cruda carne, Kimera di meraviglie, passione e piacere dal sapore indomabile. Libera di amare chiunque faccia vibrare gli strati lucenti delle sue pulsioni. Essere liberi e un bisogno fisiologico, perché liberi siamo tutti alto stato delle cose primordiali, senza gli interventi regolatori dell'uomo istruito e parlante, frutto maturo della società di ieri e di domani. Le libertà di amare e di esistere anticipano tutte le altre liberta. Come i nomi propri di persona, la lista delle libertà è infinita. Qui, adesso, se non esistessero gli opposti, né tutti i contenitori culturali, la libertà avrebbe un solo nome: Carmen.”
(Francesco Colaleo)