22 aprile | Rassegna Intersezioni & NextGeneration | Teatro al Parco Parma
Sesto ed ultimo appuntamento con la Rassegna Intersezioni & NextGeneration Parma. Una grande serata dedicata alla danza contemporanea. In scena:
An echo, a wave / CCN/Aterballetto
Coreografia di Philippe Kratz
Probabilmente non esiste altra veduta come quella del mare che possa avvicinarsi a spiegare il difficile concetto dell’eternità. Osservando la sua superficie blu apparentemente infinita, riusciamo a comprendere quanto siamo effimeri, quanto piccoli e limitati, come le proverbiali gocce in un oceano. Sul Mar Mediterraneo sono state raccontate e scritte grandi storie da parte di tutti i popoli confinanti, ispirate da scoperte, conquiste e patrie adottive. Tutto ciò conduce fino a noi l’eco di infinite speranze, tragedie insopportabili e straordinari incontri. Quelle onde hanno attraversato la storia, sono sempre state occasioni di partenze, incontri e abbandoni. Guerre e conoscenze lo attraversano da sempre. E due persone che ballano passano sempre attraverso stati d’animo diversi, emozioni contrastanti, vicinanza e distanza.
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Insomnie / Compagnia Naturalis Labor
Coreografie VIDAVÈ (Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali)
Un tempo in costante cambiamento descrive dei paesaggi immaginari. La musica di Debussy è la drammaturgia della scena: volumi, tonalità e durate che guidano cinque corpi in una composizione fatta diapparizioni e scomparse. I danzatori si muovono facendo luce su immagini, ora nitide, ora frante, evocando i colori mobili di Monet e l’istante fuggevole dell’Impressionismo. La creazione racconta la ricerca di un equilibrio tra intuizione e sensazione, dove ogni gesto e postura diventa un frammento del paesaggio interiore che si compone e si dissolve sotto gli occhi dello spettatore. Una soglia sottile tra ciò che l’occhio crede di vedere e ciò che l’udito sente: un territorio di apparizioni momentanee e dissolvenze profonde, dove ogni movimento è un’impressione che sfugge proprio mentre prende forma.
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Ritratti / Mvula Sungani Physical Dance
Coreografia di Mvula Sungani e Emanuela Bianchini
L’opera non si concentra sulla rappresentazione reale di individui, ma piuttosto sui loro “ritratti interiori”. Le coreografie, attraverso il linguaggio del corpo, la musica e le luci, cercano di catturare e trasmettere emozioni universali come l’amore, la nostalgia, la gioia, il dolore. Ogni “ritratto” è quindi uno stato d’animo, un’emozione che viene esplorata e resa visibile attraverso la danza. In questa pièce, lo spettatore è invitato a riconoscersi nei “ritratti” presentati, a trovare “il proprio perché, la propria emozione” nelle coreografie. In questo senso, Ritratti diventa uno specchio in cui lo spettatore può guardare dentro di sé. Ritratti può essere interpretato anche come una rappresentazione del repertorio stesso della Mvula Sungani Physical Dance. Le coreografie scelte per l’opera sono infatti tra le più rappresentative del repertorio della compagnia e offrono un “ritratto” del suo stile e della sua poetica. Il titolo conferisce all’opera una forte carica simbolica e invita a una riflessione profonda sulla natura delle emozioni e sul loro ruolo nella vita dell’individuo.